C’è un momento preciso in cui il video del tuo evento cambia natura. Finché vai in diretta, è un live. Nell’istante in cui premi «salva» e lo lasci su YouTube, su Vimeo o sulla piattaforma di formazione aziendale, diventa un video on-demand — cioè un contenuto web a tutti gli effetti. E come ogni contenuto web, deve essere accessibile.
È un passaggio che sfugge a quasi tutti gli organizzatori. Si pensa all’accessibilità come a qualcosa che riguarda il sito dell’evento o il giorno del live. Ma la libreria di registrazioni che resta online — quella che, se lavori bene il post-evento, genera ROI per mesi — è esattamente dove l’accessibilità conta di più. E dove viene quasi sempre ignorata.
Il primo livello: i sottotitoli, sempre
Il requisito non negoziabile: ogni video con parlato deve avere i sottotitoli sincronizzati (WCAG 1.2.2, livello A). Non servono solo a chi è sordo o ipoudente: servono a chi guarda senza audio, a chi non è madrelingua, a chi rilegge un concetto. E sono un regalo alla SEO, perché i motori indicizzano il testo.
- Sottotitoli aperti (open caption): «stampati» sul video, sempre visibili.
- Sottotitoli chiusi (closed caption): attivabili e disattivabili dall’utente — la scelta migliore quando il player li supporta.
Attenzione alla qualità: i sottotitoli automatici di YouTube sono un punto di partenza, non un arrivo. Vanno revisionati, soprattutto su nomi, acronimi e termini tecnici.
Cosa succede quando il live diventa on-demand
Un video di un evento non è solo «audio + immagini»: è un media sincronizzato (audio, video e slide insieme). Quando viene registrato e pubblicato, le WCAG chiedono qualcosa in più dei sottotitoli.
- WCAG 1.2.3 (livello A): per i media sincronizzati registrati serve almeno una tra alternativa testuale completa o audiodescrizione.
- WCAG 1.2.5 (livello AA): alza l’asticella e chiede l’audiodescrizione vera e propria, a meno che le informazioni visive non siano già tutte nell’audio.
Tradotto: se sullo schermo compare un’informazione che la voce non pronuncia, quell’informazione è invisibile per chi non vede.
La scorciatoia che ogni relatore può regalarti
Ecco la parte liberatoria: se il relatore fa bene il suo mestiere, gran parte dell’audiodescrizione non serve. Se legge la slide fino in fondo, descrive il grafico a voce («il dato sale del 30%» invece di «come vedete qui») e non usa riferimenti solo visivi, allora l’audio contiene già tutte le informazioni. È la leva più economica che hai: costa zero e si ottiene con un briefing ai relatori.
Cos’è davvero l’audiodescrizione (e quando serve)
Quando l’audio non è autosufficiente, serve l’audiodescrizione: in corrispondenza dei momenti rilevanti il video si mette in pausa e parte una traccia che descrive la scena («Sullo schermo appare un grafico a barre: il fatturato cresce da 2 a 5 milioni in tre anni»). È un lavoro di post-produzione, va pianificato e ha un costo: per questo conviene minimizzarne il bisogno a monte.
La trascrizione: l’alternativa testuale che fa bene alla SEO
La trascrizione testuale completa è la terza gamba: riporta tutto il parlato, soddisfa il requisito di alternativa ai media temporizzati, è utile a chi preferisce leggere ed è una miniera per il content repurposing. Pubblicarla sotto il video migliora accessibilità, esperienza e posizionamento in un colpo solo.
Il minimo sindacale (se hai poco tempo e budget)
- Sottotitoli sincronizzati e revisionati su ogni video. Non negoziabile.
- Slide accessibili allegate sotto il video on-demand.
- Trascrizione testuale pubblicata sotto il video.
- Audiodescrizione dove l’audio non basta a raccontare il visivo.
Domande frequenti
I sottotitoli automatici di YouTube bastano per essere a norma?
No. Vanno revisionati: gli errori su nomi, acronimi e termini tecnici sono frequenti e un sottotitolo errato non soddisfa il requisito di equivalenza con l’audio.
Qual è la differenza tra sottotitoli e audiodescrizione?
I sottotitoli rendono accessibile l’audio a chi non sente; l’audiodescrizione rende accessibile il video a chi non vede. Per l’on-demand possono servire entrambi.
Devo fare l’audiodescrizione di ogni video?
No, se l’audio contiene già tutte le informazioni visive — cioè se i relatori descrivono a voce ciò che mostrano.
Continua con la guida completa agli eventi accessibili o scopri quali criteri WCAG riguardano gli eventi.