Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2026 — di Marco Regazzo
Si struttura come una rete di temi, non come un albero di menu. Ogni tema ha un hub che porta agli approfondimenti, e ogni approfondimento rimanda all’hub con un link scritto nel testo. È la forma che regge quando un motore AI spezza la domanda in più ricerche: più sotto-domande copri con pagine collegate, più punti di contatto hai con la risposta. Il menu si decide dopo.
In breve
- Per vent’anni i siti si sono disegnati partendo dal menu: un albero, una pagina per ogni keyword, link solo dal padre al figlio.
- AI Overviews e AI Mode di Google spezzano una domanda in più ricerche sui sotto-temi (il «query fan-out», documentato da Google) e compongono la risposta con passaggi presi da pagine diverse.
- Per questo conta coprire il tema intero con pagine collegate fra loro: un hub che porta agli approfondimenti, approfondimenti che rimandano all’hub con un link scritto nel testo.
- Hub, pillar e cornerstone non sono sinonimi: descrivono come è collegata una pagina, cosa contiene e quanto conta per te.
- I link della rete devono stare nell’HTML: i crawler AI di OpenAI, Anthropic e Perplexity, in una rilevazione di Vercel del dicembre 2024, non eseguivano JavaScript.
- Su eventpills.it la rete si misura a ogni rilascio: al 21/09/2026, 171 pagine, 39 hub con almeno 3 link di ritorno, 0 orfane indicizzabili.
C’è un file che abbiamo visto in quasi tutte le riunioni di progetto di un sito aziendale. Un Excel. Colonna A la voce di menu, colonna B la pagina, colonna C la keyword da posizionare. In fondo, da qualche parte, una riga che dice «Blog».
Quel file descriveva bene i siti fino a ieri. Oggi descrive ancora com’è fatto il menu, ma non dice più niente su come il sito verrà letto. Il lettore che conta di più non entra dalla home e non scende dai rami: arriva con dieci domande insieme, prende un paragrafo qui e uno là, e se ne va.
Qui ti raccontiamo cosa cambia nel progetto, cosa resta uguale e come lo misuriamo sul sito che stai leggendo. Senza trucchi per l’AI, perché Google stesso dice che non ce ne sono.
Com’era fatto un sito, fino a ieri?
Era un albero, e il menu era l’architettura.
Il metodo lo conosci. Ogni voce di menu diventava un ramo, ogni ramo una keyword, e per ogni keyword si costruiva una pagina «pillar». I link scendevano verticali, dal padre al figlio. Più una pagina stava in basso, meno contava, e il blog finiva sempre in fondo, al quarto livello, dove non lo andava a prendere nessuno.
Se stai pensando «ma i topic cluster li facciamo dal 2017», hai ragione. Il modello pillar-cluster lo ha reso popolare HubSpot proprio in quegli anni: una pagina che tratta un tema in modo ampio e intorno le pagine sui sotto-temi. Il punto è un altro. Nella maggior parte dei siti che abbiamo visto, il cluster restava appoggiato all’albero del menu, e la pillar era pensata per una keyword. Il disegno partiva ancora dalla sitemap in Excel.
E la lunghezza? Le soglie da 2.000 o 2.500 parole che girano nei corsi sono convenzioni di settore. Google lo scrive nero su bianco nelle sue linee guida sui contenuti utili: stai scrivendo per un numero di parole perché hai letto che Google ne preferisce uno? «No, non lo preferiamo».
Cosa cambia quando a leggere è un motore AI?
Cambia il modo in cui una domanda diventa una risposta. Prima una domanda era una ricerca e una ricerca restituiva dieci link. Oggi AI Overviews e AI Mode di Google, secondo la documentazione di Google Search Central aggiornata al 10 dicembre 2025, possono usare una tecnica chiamata query fan-out: fanno più ricerche collegate su sotto-temi e fonti diverse, e con quello che trovano costruiscono la risposta.
Prendi una domanda che ci arriva spesso: «come organizzo un evento ibrido per 200 persone?». Un motore che ragiona a ventaglio non la cerca così com’è. La spezza: quanto costa, quale piattaforma, che regia serve, come si misura il ritorno, come si porta internet in sala.
Su eventpills.it quattro di quelle sotto-domande hanno già una pagina dedicata, e ognuna è collegata in entrambe le direzioni con la guida all’evento ibrido: quanto costa un evento ibrido nel 2026, le piattaforme streaming, la regia leggera per 200 persone e il ROI misurato su due pubblici.
La quinta è la lezione. L’articolo su internet a un evento, WiFi, cavo o 4G/5G esiste, linka la guida, ma la guida non linka lui. Da chi entra dall’hub, quella pagina non si trova. È un buco nostro, l’abbiamo trovato scrivendo questo pezzo e lo chiudiamo con un link. Te lo diciamo perché è il caso tipico: il contenuto c’è, la rete no.
Ne viene una regola semplice. Una pagina isolata risponde a una sola sotto-domanda, ed è anche più difficile da scoprire. Un cluster che copre il tema ha più punti di contatto con la risposta, e ognuno porta agli altri.
C’è poi un dettaglio tecnico che nei progetti si scopre tardi. Nel dicembre 2024 Vercel ha analizzato il traffico dei crawler AI sulla sua rete: quelli di OpenAI, Anthropic, Meta, ByteDance e Perplexity scaricavano anche i file JavaScript, ma non li eseguivano. Gemini e AppleBot sì. Tradotto: se i link del tuo hub vengono generati da uno script nel browser, per una parte dei motori AI quella rete non esiste. I link vanno scritti nell’HTML che il server consegna. La rilevazione ha quasi due anni e i crawler cambiano, ma finché qualcuno non dimostra il contrario è la scelta prudente.
Com’è fatta una rete hub-spoke?

Gli elementi sono quattro, e nessuno è nuovo. Nuovo è l’ordine in cui si decidono.
- L’hub copre il tema e porta agli approfondimenti.
- Lo spoke risponde a una domanda precisa e rimanda all’hub. È quel link di ritorno che fa il cluster.
- I link trasversali uniscono due temi dove si toccano davvero: la connessione internet sta nel tema WiFi e nel tema evento ibrido.
- Il menu è la rete vista dalla home: mostra gli hub, cioè le porte d’ingresso ai temi. Da un articolo il punto di vista cambia, e a orientare sono il breadcrumb, il box «nel tema» e i correlati.
Serve una definizione che si possa misurare, altrimenti «hub» diventa un’etichetta da slide. La nostra è questa: un hub è una pagina che linka almeno 3 pagine che le rimandano un link. Una pagina che distribuisce link senza riceverne indietro è un indice o un archivio. La home, per dire, linka tutto, ma non è un hub tematico.
Poi c’è la tentazione di collegare tutto a tutto. Le griglie automatiche di articoli correlati rendono ogni pagina reciproca di ogni altra e il segnale si annulla: se tutto è collegato, niente lo è. I collegamenti che contano si scrivono nel testo, nel punto in cui servono a chi legge.
Hub, pillar e cornerstone sono la stessa cosa?
No, e confonderli è il modo più rapido per fare una riunione inutile. Sono tre parole che rispondono a tre domande diverse.
| Hub-spoke | Pillar-cluster | Cornerstone | |
|---|---|---|---|
| Domanda | Com’è collegata la pagina? | Cosa contiene la pagina? | Quanto conta per te? |
| Cosa descrive | I link interni: l’hub porta agli approfondimenti, gli spoke rimandano all’hub. Senza link di ritorno c’è un elenco, non un hub. | Il pillar tratta un tema per intero, il cluster sono gli articoli sui sotto-temi. Modello reso popolare da HubSpot. | Le pagine più importanti del sito, quelle su cui vuoi comparire per prime. Termine di Yoast SEO. |
| Come si stabilisce | Si misura sul grafo dei link del sito. | Si legge nel contenuto: lunghezza, sezioni, link in uscita. | Lo decidi tu, per ragioni di business. |
Una stessa pagina può essere tutte e tre le cose: hub per come è collegata, pillar per come è scritta, cornerstone per quanto conta. Ogni pillar è un hub. Non ogni hub è un pillar, perché al pillar serve anche il testo esteso e articolato.
Sul cornerstone vale la pena fermarsi un momento. Yoast lo definisce come «il cuore del sito», gli articoli migliori e più importanti, e nel plugin quelle pagine vengono analizzate con criteri più severi e salgono in cima ai suggerimenti di link interni. La stessa guida di Yoast chiede che tutti gli articoli su temi simili rimandino alla loro pagina cornerstone. In pratica un cornerstone fatto bene è anche un pillar. La differenza è che il cornerstone è una scelta, non una misura.
Per questo nei progetti partiamo da una domanda al cliente: quali sono le tue cornerstone? Poi verifichiamo con la mappa se sono davvero hub e davvero pillar. Dove non lo sono, c’è il lavoro da fare.
Per misurare il pillar ci siamo dati quattro requisiti: almeno 2.000 parole nel corpo, almeno 5 sezioni H2, almeno 5 link in uscita, almeno 3 spoke che rimandano. La soglia di parole è una nostra convenzione di lavoro, non una regola di Google. Il vincolo che conta è l’ultimo: una pagina lunga che non riceve link di ritorno è uno spoke lungo, non un pillar.
Cosa cambia nel progetto, e cosa resta uguale?
| Albero (prima) | Rete (oggi) | |
|---|---|---|
| Si parte da | il menu | i temi e le domande dei clienti |
| Unità di lavoro | una pagina per keyword | il tema, con i suoi sotto-temi |
| La pagina principale | pillar costruita su una keyword | hub del cluster; è anche pillar se tratta il tema per esteso |
| Link interni | dal padre al figlio | hub ⇄ spoke, più i trasversali |
| Peso di una pagina | quanto è in alto nel menu | quanti link riceve e restituisce |
| Il menu | è la struttura | è una vista sulla struttura |
| Strumento di controllo | sitemap in Excel | mappa del grafo, rifatta a ogni rilascio |
Quello che non cambia è parecchio, e conviene dirlo prima che qualcuno proponga di rifare tutto: URL (gli indirizzi delle pagine) leggibili, breadcrumb, sitemap XML, velocità e fondamentali tecnici restano dove sono. Le keyword restano: servono a scegliere i temi e a misurare con Search Console. Solo che non sono più l’unità con cui si disegnano le pagine. Una pagina risponde a una domanda e si porta dietro tante query.
E il menu? Serve eccome: orienta le persone e i suoi link pesano. Si decide dopo aver disegnato la rete, scegliendo quali hub mostrare dalla home. Non è più il punto di partenza.
Non ti proponiamo di rifare il sito per l’AI. Ti proponiamo di progettarlo come una rete di temi, che è quello che serve a Google e ai motori AI allo stesso modo. Google, nella pagina sulle funzioni AI, lo dice a modo suo: per comparire in AI Overviews e AI Mode non ci sono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali, e fra i fondamentali elenca proprio i link interni che rendono i contenuti facili da trovare.
Come si controlla che la rete regga?
L’Excel elenca le pagine. Non mostra i collegamenti, e sono quelli che fanno la rete. Per questo su eventpills.it al posto dell’Excel usiamo una mappa del sito generata dagli script, che si rifà a ogni rilascio e mostra cosa è cambiato.
Ecco cosa ci dice sul sito che stai leggendo, rilevazione del 21 settembre 2026:
- 171 pagine pubbliche, di cui 161 raggiungibili dal menu o dal footer, al massimo a 2 click.
- 0 orfane indicizzabili: ogni pagina in sitemap e senza noindex si raggiunge da un link del sito.
- 39 hub, cioè pagine con almeno 3 link di ritorno (le griglie dei correlati automatici non contano), e 19 pagine con tutti e quattro i requisiti di pillar.
- 0 link interni che puntano a un redirect o a una pagina 404.
- 7 pagine indicizzabili senza nemmeno un’impressione in tre mesi. Sono la lista di lavoro più onesta che abbiamo.
Per ogni pagina la mappa mostra la struttura (parole, sezioni H2, link in entrata e in uscita), il ruolo nella rete (hub, indice, spoke) e le prestazioni da Search Console, comprese le impressioni nelle risposte AI. Il cliente la apre, annota e vota pagina per pagina.
L’hub più forte del sito è la guida al service audio video luci: linka 42 pagine e 35 le rimandano un link (⇆). Le altre 7 no (→).
Il confronto prima/dopo esce da solo, perché la mappa si rigenera dagli script e si mette accanto a quella precedente. Fra la rilevazione del 20 e quella del 21 settembre 2026, dopo un giro di correzioni sul sito, le orfane indicizzabili sono passate da 2 a 0, i link verso redirect o 404 da 10 a 0, gli articoli senza nemmeno un link scritto in una frase da 14 a 0, gli hub da 36 a 39.
E adesso la parte che ci brucia un po’. Lo stesso metro, applicato alla nostra guida al content marketing, dà un risultato scomodo: la pagina linka 19 contenuti nel testo, 15 le rimandano un link, ma tutti e 15 dalla fascia automatica del tema. Nessuno da una frase scritta. La mappa la conta fra i 39 hub, perché i link di ritorno ci sono; ma se il ritorno lo scrive il tema e non chi scrive, è un indice che il tema fa sembrare un hub. Questo articolo è il primo spoke che le rimanda un link scritto a mano, e non sarà l’ultimo.
Due limiti da dichiarare, perché qualcuno te li venderà come risolti. Search Console per le funzioni AI dà solo le impressioni, non i clic. E il volume delle keyword che mettiamo in mappa viene da SeoZoom ed è una stima.
Da dove si comincia, su un sito che esiste già?
Non dal menu. Nell’ordine in cui lo facciamo noi:
- Chiedi quali sono le cornerstone. Sono le pagine che contano per il business, e le decide chi vende, non chi fa SEO.
- Fai la mappa di com’è il sito oggi, non di come dovrebbe essere: link scritti nei testi, link di ritorno, orfane, link rotti.
- Confronta le due liste. Ogni cornerstone che non è un hub con almeno 3 ritorni è un cantiere. Ogni cornerstone che non tratta il tema per esteso è un pillar da scrivere.
- Per ogni hub, elenca le sotto-domande che un cliente farebbe davvero, come il motore AI farebbe col fan-out. Dove manca uno spoke, lo scrivi. Dove c’è ma non è collegato, lo colleghi.
- Scrivi i link nel testo, nell’HTML servito dal server, uno per uno, dove servono al lettore.
- Solo adesso decidi il menu: quali hub mostrare dalla home.
- Rifai la mappa a ogni rilascio e guarda cosa è cambiato.
Se vuoi vedere come si applica a un progetto intero, trovi due casi nostri: Content is (still) king, i contenuti e le risposte dell’AI e il risanamento SEO tecnico su 11 mercati.
Il sito ad albero non era sbagliato. Era disegnato per un lettore che entrava dalla porta principale e scendeva le scale. Quel lettore c’è ancora, ma adesso ne arriva un altro che entra da tutte le finestre insieme, e trova solo le stanze collegate fra loro.
Primo Round
Quanti hub veri ha il tuo sito?
Mandaci l’indirizzo: ti diciamo quali delle tue pagine importanti sono davvero collegate come hub e quali sono solo elenchi, con la mappa alla mano. Anche se la risposta è che va già bene così.
Domande frequenti
Devo rifare il sito per farmi trovare dai motori AI?
No. Google dichiara che per comparire in AI Overviews e AI Mode non servono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali. Serve progettare la struttura come una rete di temi collegati, con link interni scritti nel testo, che è quello che aiuta anche la ricerca classica.
Cos’è il query fan-out?
È la tecnica con cui AI Overviews e AI Mode di Google, secondo la documentazione di Google Search Central, fanno più ricerche collegate su sotto-temi e fonti diverse per costruire una risposta. Una domanda complessa diventa quattro o cinque sotto-domande, e la risposta mette insieme passaggi presi da pagine diverse.
Che differenza c’è fra hub e pillar?
L’hub descrive come è collegata una pagina: linka gli approfondimenti e riceve un link di ritorno da almeno 3 di loro. Il pillar descrive cosa contiene: tratta il tema per esteso, con più sezioni. Ogni pillar è un hub, ma un hub diventa pillar solo se ha anche il testo esteso e articolato.
Cosa vuol dire «cornerstone content»?
È un termine di Yoast SEO: le pagine più importanti del sito, quelle che vuoi posizionare più in alto. Nel plugin si marcano con un interruttore e ricevono controlli più severi e priorità nei suggerimenti di link. È una scelta di business, non una misura.
I crawler AI leggono i link generati con JavaScript?
Non tutti. In una rilevazione di Vercel del dicembre 2024 i crawler di OpenAI, Anthropic, Meta, ByteDance e Perplexity non eseguivano JavaScript, mentre Gemini e AppleBot sì. Per sicurezza i link della rete vanno scritti nell’HTML servito dal server.
Le keyword non servono più?
Servono per scegliere i temi e per misurare, con Search Console e i volumi di ricerca. Non sono più l’unità con cui si disegnano le pagine: una pagina risponde a una domanda e porta con sé molte query.
Fonti
- Google Search Central, AI features and your website (aggiornamento del 10/12/2025): query fan-out; nessun requisito aggiuntivo; link interni fra i fondamentali.
- Google Search Central, Creating helpful, reliable, people-first content: nessun numero di parole preferito.
- Vercel, The rise of the AI crawler (17/12/2024): quali crawler AI eseguono JavaScript.
- HubSpot, Topic clusters: the next evolution of SEO: modello pillar-cluster.
- Yoast, What is cornerstone content?: definizione e trattamento nel plugin.
- Primo Round, mappa di raggiungibilità di eventpills.it, rilevazioni del 20/09/2026 e del 21/09/2026 (crawl dell’HTML servito, Search Console 3 mesi, volumi SeoZoom).