Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2026 — di Marco Regazzo
Su un ledwall indoor il passo (la distanza in millimetri tra un pixel e l’altro) decide quasi tutto: a parità di superficie, un 4×3 m rende ~3,3 megapixel a passo 1.9, ~1,9 MP a passo 2.5 e ~1,0 MP a passo 3.5. Più il passo è largo, meno pixel hai e più lontano deve stare il pubblico per non vedere la griglia. La regola in due righe: il passo lo decide la prima fila (che non deve vedere i puntini), la dimensione la decide l’ultima fila (che deve leggere il testo senza avere dodici decimi per occhio). La struttura — autoportante a terra o appesa a truss — la decide invece la sala, non i contenuti.
Cos’è il passo (pixel pitch) e perché conta più della “grandezza”
Il passo è la distanza in mm tra i centri di due LED vicini. È l’unico numero che dice quanti pixel entrano in un metro di schermo: passo piccolo, pixel fitti, immagine fine; passo largo, pixel radi, immagine grossolana. Quando noleggi, “un 4×3” non vuol dire niente finché non sai il passo. Due ledwall delle stesse dimensioni possono avere uno il triplo di risoluzione dell’altro.
È l’errore numero uno che l’organizer fa al telefono col fornitore: chiede “un LED wall grande così” e dà per scontato che sia una specifica. Non lo è. La superficie è quanto spazio occupi in sala; il passo è quanto quello spazio è definito. Puoi avere due schermi identici a occhio, montati uno accanto all’altro, e su uno leggi una tabella Excel dal palco mentre sull’altro la stessa tabella è una macchia di colori. La differenza non si vede finché non ci metti il contenuto vero — e a quel punto il camion è già in sala.
Un modo semplice di ricordarlo: il passo è la “densità” dello schermo, la dimensione è la sua “estensione”. Due leve indipendenti, che si pagano separatamente. Puoi spendere tutto in densità — schermo piccolo e finissimo, un totem che si guarda a mezzo metro — o tutto in estensione — superficie enorme e grezza, lo sfondo di un concerto visto da cinquanta metri. Un evento aziendale in sala sta quasi sempre nel mezzo, ed è lì che la scelta si fa interessante. Perché è dove si spreca di più.
Come si compone un ledwall: cabinet, moduli e perché “4×3” è un’approssimazione
Un ledwall non è un pannello unico: è un mosaico di cabinet (o panel), scatole rigide che si agganciano tra loro come mattoncini. Nel noleggio eventi lo standard di fatto del cabinet indoor è il 500×500 mm (mezzo metro per lato); c’è anche il 500×1000 mm (mezzo metro per un metro), che copre la stessa area con metà dei pezzi e degli agganci — comodo per tirare su superfici alte in fretta. Alcuni sistemi fine-pitch, pensati per il 16:9, usano invece cabinet 600×337,5 mm. Dentro ogni cabinet ci sono i moduli LED veri e propri, tipicamente da 250×250 mm (alcuni sistemi 300 mm), che il tecnico sostituisce uno alla volta se un pixel muore.
Questo cambia il modo in cui devi ragionare sulle dimensioni. Quando dici “voglio un 4×3”, stai chiedendo una griglia di cabinet: con panel da 500 mm, un 4×3 m sono 8 cabinet in larghezza per 6 in altezza (8 × 0,5 = 4 m; 6 × 0,5 = 3 m), cioè 48 cabinet. Le misure “tonde” funzionano solo se sono multipli del cabinet. Se pretendi un 4,3 × 3,1 m, il fornitore ti risponde col multiplo più vicino: o 4×3 (8×6 cabinet), o 4,5×3 (9×6). Non può tagliare mezzo mattoncino a piacere.
Esiste il mezzo cabinet — panel da 250×500 mm — che qualche sistema offre per rifinire un bordo, ma non è la norma e non tutti i modelli ce l’hanno. La regola operativa per te è più semplice: pensa le dimensioni in cabinet, non in centimetri. Chiedi “quanti panel di base, di che misura”, e da lì sai in anticipo quali formati sono possibili e quali no.
La risoluzione salta di un cabinet alla volta
Ecco la conseguenza pratica che manda all’aria i conti fatti a tavolino. La risoluzione non è continua: non puoi aggiungere “cento pixel” per far entrare una riga di testo. Puoi solo aggiungere un cabinet intero, e con lui tutti i suoi pixel in blocco. Un cabinet da 500 mm a passo 2.5 porta 200×200 pixel; aggiungerne uno in larghezza significa passare, di colpo, da 1.600 a 1.800 pixel — non c’è un valore intermedio.
Per questo i numeri di risoluzione nella tabella qui sotto sono “arrotondati”: nascono dalla divisione dimensione ÷ passo, ma nella realtà lo schermo li quantizza sul cabinet più vicino. L’ordine di grandezza è quello, la cifra esatta dipende da quanti panel monta davvero il modello noleggiato. Quando il preventivo dice “risoluzione 1600×1200”, è perché hanno contato i cabinet: 8 panel × 200 px = 1.600. È un numero verificabile, non una promessa commerciale. E puoi rifarlo a mente, il che ti mette in una posizione di forza che pochi organizer hanno.
Stesso ledwall, tre passi: la risoluzione reale di un 4×3
Un ledwall da 4 m × 3 m (4000 × 3000 mm). I pixel si ottengono dividendo la dimensione per il passo:
| Passo | Pixel (largh. × alt.) | Risoluzione | Confronto standard | Distanza minima* | Distanza ottimale** |
|---|---|---|---|---|---|
| 1.9 mm | ~2.105 × 1.579 | ~3,3 MP | oltre il Full HD (1080p) in larghezza | ~1,9 m | ~4,8 m |
| 2.5 mm | 1.600 × 1.200 | ~1,9 MP | poco sotto il Full HD | ~2,5 m | ~6,3 m |
| 3.5 mm | ~1.143 × 857 | ~1,0 MP | sotto l’HD (720p) | ~3,5 m | ~8,8 m |
Calcolo = dimensione ÷ passo. I valori reali si “arrotondano” perché i ledwall si compongono a cabinet (moduli, di solito 50×50 cm): la risoluzione effettiva salta di un cabinet alla volta, ma l’ordine di grandezza è questo. *Distanza minima ≈ valore del passo in metri (regola pratica del settore). **Distanza ottimale ≈ passo × 2,5.
Tradotto: a passo 1.9 ci metti testo piccolo, tabelle, grafici fini, e il pubblico può stare sotto i 2 metri; a passo 3.5 lo schermo va bene per loghi, video di sfondo e contenuti “da lontano”, ma il testo piccolo da vicino è illeggibile.
Un dettaglio che ti fa decidere in fretta: il passo 2.5 su un 4×3 sfiora il Full HD (1600×1200 contro 1920×1080), quindi una slide pensata in 16:9 ci sta comoda e leggibile per un pubblico da tre metri in su. È il motivo per cui, sulla maggior parte degli eventi aziendali indoor, il 2.5 è la scelta che non fa rimpiangere né soldi né qualità. E c’è un fatto di mercato che spinge nella stessa direzione: oggi un 1.9 costa poco più di un 2.5, quindi capita spesso che i service ti propongano direttamente il passo più fine — non è una fregatura, ma sappilo, così la scelta la fai tu e non il magazzino del fornitore. Il 3.5, invece, è ormai quasi in pensione nel rental: lo trovi ancora solo da chi ne ha metri quadri fermi in magazzino. Va benissimo quando nessuno guarda da vicino — ma occhio alla risoluzione, perché quel milione scarso di pixel si sente sui contenuti fini.
Il passo “reale”: non ossessionarti sul terzo decimale
Nei preventivi trovi sigle tipo P1.9, P2.5, P2.6, P3.9. Sono nomi commerciali, e quasi mai il numero esatto: dietro un “P1.9” c’è di solito un passo di 1,953 mm, dietro un “P3.9” un 3,91 mm, dietro certi “P2.9” un 2,976 mm. Valori che nascono dalla geometria del modulo LED (quanti pixel entrano in un pollice), non da un listino tondo. Il fornitore arrotonda per farsi capire; tu non devi rincorrere il terzo decimale.
La cosa utile è ragionare per fasce, non per cifre:
- fascia fine (~1,5–2,0 mm): massima definizione, close-up, testo e dati. Costa di più e serve solo se il pubblico è vicino.
- fascia media (~2,5–3,0 mm): il cuore degli eventi indoor. Buon compromesso tra definizione e resa a distanza di sala.
- fascia larga (~3,5–4,8 mm): sfondi, palchi ampi, pubblico lontano. Meno pixel, più metri coperti a parità di budget.
La differenza tra un P2.5 e un P2.6 è, in pratica, invisibile per il tuo evento: un decimo di millimetro, che sposta la distanza minima di dieci centimetri. Se un fornitore ti propone un P2.6 al posto del P2.5 che avevi in testa, non è un declassamento — è lo stesso schermo con un altro nome. La trattativa concentrala sulla fascia e sulle dimensioni in cabinet: lì ci sono i soldi e la resa, non nel decimale.
Refresh e luminosità: perché un ledwall “indoor” non è un “outdoor” più piccolo
Passo e risoluzione decidono la nitidezza. Ma due specifiche che l’organizer ignora quasi sempre — refresh e luminosità — decidono se lo schermo è quello giusto per la tua sala e per la tua regia.
Luminosità. Si misura in nit (candele per metro quadro). Un ledwall indoor sta di norma tra 600 e 1.200 nit, con punte a 1.500 per sale molto illuminate o vicine alle vetrate; un outdoor parte da 4.000–5.000 nit e sale ben oltre, perché deve reggere il sole. Non è un dettaglio da nerd: un pannello outdoor spinto dentro una sala congressi è abbagliante, stanca gli occhi in prima fila e “brucia” i colori delle riprese. E viceversa, un indoor messo vicino a una finestra di sera va bene, ma di giorno con luce diretta si “spegne”. Quando noleggi indoor, la domanda giusta non è “quanti nit ha”, ma “riesco a regolarne la luminosità verso il basso?”: un buon sistema scende sotto i 200 nit per una sala buia tipo cinema, senza perdere colore.
Refresh. È quante volte al secondo l’immagine viene ridisegnata, in Hz. All’occhio nudo, in sala, non lo noti: 1.920 Hz o 3.840 Hz ti sembrano identici dal vivo. Lo nota la telecamera. Se il tuo evento va in ripresa — streaming, registrazione, ledwall inquadrato dietro un relatore — un refresh basso produce bande scure che scorrono e sfarfallio nell’inquadratura, mentre a occhio lo schermo è perfetto. Per questo, appena c’è una camera puntata sul ledwall, si chiede un pannello ad alto refresh (3.840 Hz o più), e per una produzione seria si sale a “camera-grade” (7.680 Hz e oltre). È una di quelle cose che non si scoprono in sopralluogo, ma alla prima diretta — quando ormai è tardi. E attenzione a non confonderla con l’effetto moiré, che è un’altra bestia: quello nasce dall’interferenza tra la griglia dei pixel e il sensore della camera, e si combatte in modo diverso (distanza, messa a fuoco, angolo). Ci dedicheremo una guida a parte.
Refresh, processing e ridondanza — il pezzo “che succede quando lo riprendi in camera” e cosa serve perché l’immagine non salti a metà keynote — sono il cuore dello Spoke 2: → noleggio ledwall: processing e ridondanza.
La distanza di visione: quando iniziano a vedersi i “puntini”
La regola pratica più usata: la distanza minima di visione (in metri) è circa uguale al passo (in mm). Passo 2.5 → da ~2,5 m in su l’occhio “fonde” i pixel; più vicino, vedi la griglia. La distanza ottimale — dove l’immagine è piena e comoda — è circa passo × 2,5. Conta anche il contenuto: il video in movimento perdona il passo largo (la persistenza visiva riempie i buchi), il testo statico no.
C’è un secondo effetto che la regola del “passo = metri” non cattura: la prossimità in prima fila. In molti eventi aziendali la prima fila è a 2–3 metri dal palco, ma il ledwall è dietro il relatore, quindi altri due o tre metri più in là. La distanza reale da cui il pubblico più vicino vede lo schermo non è “quanto dista dal palco”, è “quanto dista dai LED”. Sembra ovvio, ma è dove si sbaglia il calcolo: si sceglie il passo pensando al bordo del palco e ci si dimentica i metri di scena. Misura la distanza dal primo posto a sedere al primo pixel, non al palco.
Per dimensionare quanto grande dev’essere lo schermo in funzione della sala e della distanza dell’ultima fila — un calcolo diverso e complementare a questo sul passo — la pagina dedicata è → distanza di visione e dimensione degli schermi LED per eventi.
Passo largo: i 4 problemi che l’organizer paga in sala
- Griglia visibile in prima fila — chi siede sotto la distanza minima vede i puntini, non l’immagine.
- Testo piccolo illeggibile — nomi, dati, sottotitoli: a passo 3.5+ da vicino spariscono.
- Meno pixel = contenuti da semplificare — grafiche pensate per il Full HD vanno rifatte più grandi.
- Effetto “insegna” — un ledwall a passo largo in una sala piccola sembra un cartellone luminoso, non uno schermo.
Il passo largo non è un difetto in sé: è sbagliato quando qualcuno guarda da vicino. In una sala con la prima fila a 2–3 metri, un 3.5 si vede — e non nel senso buono.
Quattro scene reali: quale passo per quale evento
La teoria è utile, ma la decisione si prende sul tipo di serata. Quattro situazioni che vediamo di continuo, e come si risolvono.
Sala congressi da 200 persone, relatore + slide
Prima fila a ~3 metri dai LED, ultima a 15–18. Contenuti misti: slide con testo, qualche grafico, video d’apertura. È il caso da manuale del passo 2.5: la prima fila non vede la griglia (distanza minima ~2,5 m), le slide in 16:9 sono nette (1600×1200 sfiora il Full HD), l’ultima fila legge i titoli se il corpo del testo è dimensionato bene. Scendere a 1.9 qui è spendere risoluzione che l’ultima fila non può vedere e la prima non pretende; salire a 3.5 rischia i puntini sulle prime due file.
Cena di gala, ledwall di sfondo dietro al palco
Nessuno legge tabelle: si proiettano ambientazioni, logo dello sponsor, un video emozionale, magari un gobbo grande per le premiazioni. Il pubblico è ai tavoli, il più vicino a 5–6 metri. Qui il passo 3.5 (o anche più largo) è la scelta economicamente sensata: a quella distanza nessuno distingue i pixel, e a parità di budget copri più superficie — che è esattamente ciò che serve a uno sfondo scenografico. Pagare un 1.9 per una cena di gala è buttare metà del noleggio in definizione invisibile. Lo diciamo anche quando ci conviene vendere il passo fine: sarebbe soldi tuoi sprecati.
Sala riunioni piccola, dati e testo fitto, pubblico attaccato
Board meeting, sala da 20–30 persone, si guardano numeri, dashboard, testo denso, e la prima fila è a 1,5–2 metri dallo schermo. Qui non ci sono compromessi: serve la fascia fine, 1.9 o meno. A questa distanza un 2.5 mostra già la griglia sui bordi delle lettere, un 3.5 è inguardabile. È l’unico scenario dove pagare il passo fine è pienamente giustificato — perché qualcuno guarda davvero da vicino un contenuto che vive di dettaglio.
Palco grande, pubblico lontano, superficie enorme
Convention plenaria, arena o teatro, ledwall da molti metri, prima fila comunque a 6–8 metri per via delle dimensioni della scena. Contenuti pensati “da lontano”: grafiche grandi, video full-screen, poco testo minuto. La fascia media-larga (2.9–3.9) copre l’area richiesta senza far esplodere il costo, e a quelle distanze la resa è piena. Il passo fine qui non è solo inutile: renderebbe il progetto fuori budget senza che nessuno se ne accorga guardando lo schermo.
Struttura: autoportante a terra o appesa a truss?
- Autoportante (ground support): il ledwall poggia a terra su una struttura dietro (frame + zavorre), senza agganci a soffitto. È lo standard nelle sale d’albergo e centri congressi senza punti di sospensione certificati: si monta ovunque, è sicura senza rigger. Serve però spazio dietro lo schermo (la struttura ingombra) e lo schermo parte da terra o da una pedana.
- Appesa / a truss (flown): il ledwall è agganciato a una struttura di travi (americana/truss) sospesa da punti certificati. Libera il pavimento e dà uno schermo “pulito”, tipico di palchi e teatri attrezzati. Richiede punti certificati, un rigger e la verifica della portata del soffitto: più costo e più tempo.
Regola per l’organizer: sala d’albergo/congressi senza rigging → autoportante (default). Palco/teatro con travi certificate → truss. La scelta la decide la sala, non i contenuti. E dove il truss non è un’opzione, l’unica via per “alzare” lo schermo senza soffitto è salire lateralmente con due tralicci di americana — che però ingombrano e pesano quanto e più del ledwall stesso: non è una scorciatoia, è un altro progetto.
Da che altezza parte lo schermo (la trappola dell’autoportante)
L’autoportante di solito costa meno, e per questo lo si sceglie a cuor leggero. Ma devi pensare a cosa gli metti davanti. Se il ledwall “parte da terra” e in prima fila ci sono le poltrone dei relatori, i primi 100–120 cm di schermo sono soldi buttati: invisibili, coperti dalle sedie e dalle teste. Anche un autoportante, di regola, dovrebbe partire da 60–80 cm da terra. E sotto quella soglia? Niente pixel: si chiude con pannelli neri, PVC bianco o le vecchie “gonnelle”, i teli da proiezione di una volta. È una decisione che si prende sul progetto della scena, non in montaggio, perché cambia l’altezza della struttura, l’ingombro e a volte il formato dello schermo.
L’ingombro dietro: lo spazio che nessuno mette in pianta
Un ledwall autoportante non è una parete sottile: la struttura di sostegno dietro (frame inclinato, piedi, contrappesi) occupa in profondità, di norma, da mezzo metro a oltre un metro a seconda dell’altezza dello schermo. È lo spazio che sparisce dalle planimetrie fatte “a occhio” e che poi, in sala, mangia il backstage o spinge il palco troppo avanti. Prima di confermare le dimensioni, chiedi quanto profondo è l’ingombro totale con la struttura montata, e verificalo contro la pianta reale — muri, uscite di sicurezza, tende, corridoi di servizio. Uno schermo alto vuole più struttura dietro, e la struttura vuole pavimento.
Zavorre, portata del pavimento e certificazioni
La struttura autoportante sta in piedi grazie alle zavorre (contrappesi) che ne impediscono il ribaltamento: pesi concentrati alla base che, insieme al ledwall, caricano il pavimento in modo importante. Nelle sale ai piani alti, sopra parcheggi o su solai storici, la portata del pavimento non è scontata: va verificata. Allo stesso modo, un ledwall appeso a truss scarica tutto il peso sui punti di sospensione, che devono essere certificati per quel carico e verificati da chi ne ha titolo. Non sono cavilli: sono i punti su cui, se qualcosa va storto, ricade la responsabilità dell’organizzatore. Il fornitore serio arriva con schede di carico, certificazioni della struttura e piano di montaggio; è materiale che puoi (e dovresti) chiedere di vedere prima, non scoprire il giorno dell’evento.
Pedana e rialzo quando i relatori sono seduti
Se il ledwall parte da terra e in scena ci sono relatori seduti (talk show, panel, tavola rotonda), la parte bassa dello schermo finisce dietro le sedie e le teste: i contenuti importanti in basso non si vedono. La soluzione è rialzare lo schermo su una pedana o partire più in alto con la struttura, così che il bordo inferiore utile stia sopra le spalle dei relatori. È una decisione da fase di progetto, non da montaggio: sposta l’altezza della struttura, l’ingombro e a volte il formato del ledwall. Vale la stessa logica per un pubblico in piano senza gradinata: se le file sono tutte alla stessa quota, la parte bassa dello schermo la vede solo chi sta davanti.
Tempi di montaggio e quando la sala impedisce il truss
Un ledwall non si “accende e via”. Tra scarico, assemblaggio dei cabinet, cablaggio, struttura, calibrazione e prove servono ore, e crescono con la superficie: un fondale grande può voler dire mezza giornata o più di montaggio, più lo smontaggio a fine serata. Va incastrato negli orari che la sede concede — spesso il vero collo di bottiglia non è tecnico, è la finestra che l’albergo ti dà tra un evento e l’altro. E ci sono sale dove il truss semplicemente non è un’opzione: soffitti senza punti certificati, controsoffitti che non reggono, vincoli di edifici storici, altezze insufficienti per volare lo schermo. In tutti quei casi la risposta è autoportante, e va saputo prima — perché cambia struttura, ingombro e tempi. La domanda in sopralluogo è secca: “ci sono punti di appensione certificati o si va a terra?”.
Forme creative: curvo e formati non standard
Il ledwall non è obbligato a essere un rettangolo piatto. I cabinet rental moderni si agganciano ad angolo per creare superfici curve — concave (che “abbracciano” il palco) o convesse — per fondali immersivi e scenografie. Si fanno anche formati non standard: strisce orizzontali molto larghe e basse (un ledwall a nastro sopra il palco), colonne verticali, blocchi separati che compongono un’unica regia. Sono effetti scenografici forti, ma hanno un prezzo pratico: curvatura e tagli non standard costano di più in progettazione, cablaggio e tempo di montaggio, e le grafiche vanno preparate su misura per quella geometria (una slide 16:9 buttata su un ledwall a nastro 6:1 non funziona). Se l’idea creativa lo chiede, benissimo — ma mettilo in conto dall’inizio, non come “aggiustamento” a ridosso dell’evento.
Gli errori più comuni dell’organizer su passo e dimensione
- Chiedere “grande” e non chiedere il passo. La superficie è metà dell’informazione. Senza passo, il preventivo non è confrontabile con nessun altro.
- Comprare risoluzione che nessuno vede. Prendere il passo più fine “per sicurezza” col pubblico lontano: paghi megapixel che a otto metri sono indistinguibili.
- Risparmiare sul passo con la prima fila attaccata. Il contrario: passo largo per far quadrare il budget, e poi le prime due file vedono la griglia per tutta la serata.
- Misurare la distanza dal palco invece che dai LED. Il passo si sceglie sulla distanza del primo spettatore dallo schermo, non dal bordo del palco.
- Dimenticare l’ingombro dietro. Confermare le dimensioni senza calcolare lo spazio della struttura, e ritrovarsi il backstage inagibile.
- Ignorare il refresh quando c’è una camera. Scoprire lo sfarfallio in ripresa alla prima diretta, a ledwall già montato.
- Confondere il decimale del passo con la qualità. Perdere tempo su P2.5 contro P2.6 invece di decidere fascia, dimensioni e struttura, dove stanno i soldi veri.
Come scegliere: quale passo per quale evento
- Prima fila molto vicina (< 2,5 m), testo fine, dati, diretta con dettaglio → passo 1.9.
- Sala media, pubblico da ~3 m in su, mix video + slide → passo 2.5 (il compromesso indoor più comune).
- Ledwall di scena/sfondo, pubblico lontano, contenuti “da lontano” (loghi, ambient) → passo 3.5+, ma solo se nessuno sta sotto i ~3,5 m.
- Anti-errore: non farti vendere il passo più fine “per sicurezza” se il pubblico è lontano (paghi risoluzione che nessuno vede), né il più largo “per risparmiare” se la prima fila è attaccata (vedono la griglia).
Se sei ancora indeciso tra LED e videoproiezione come tecnologia — prima ancora del passo — la scelta a monte è spiegata in → LED wall o videoproiettore per il tuo evento; e i termini tecnici che ricorrono nei preventivi (cabinet, nit, processing, calibrazione) sono raccolti nel → glossario del service audio, video e luci.
In pratica: cosa chiedere al fornitore prima di firmare
Riduci tutto a cinque domande e hai un preventivo confrontabile e a prova di sorpresa:
- Che passo (fascia) e che dimensioni in cabinet? — così sai risoluzione reale e formati possibili.
- Qual è la distanza del primo spettatore dai LED? — decide se quel passo regge in prima fila.
- Struttura autoportante o truss, e quanto ingombra dietro? — verificalo sulla pianta della sala.
- Alto refresh, se c’è una camera? — 3.840 Hz o più appena il ledwall va in ripresa.
- Tempi di montaggio e smontaggio, dentro la finestra della sede? — il vincolo vero è spesso l’orario, non la tecnica.
Chi risponde con numeri chiari a queste cinque domande sta vendendo un servizio. Chi risponde solo “quanti metri vuoi” sta vendendo del ferro. La differenza, sul palco, si vede.
Domande frequenti
Che passo serve per un ledwall indoor in una sala congressi?
Nella maggior parte delle sale medie il compromesso è il passo 2.5: buona risoluzione (un 4×3 fa ~1,9 MP) e distanza minima di ~2,5 m, coerente con un pubblico che parte da 3 metri. Scendi a 1.9 solo se la prima fila è attaccata o servono testo e dati fini — e tieni conto che oggi il 1.9 costa poco più del 2.5, quindi te lo propongono spesso.
Quanti pixel ha un ledwall 4×3 a passo 2.5?
Circa 1.600 × 1.200 pixel (~1,9 megapixel), poco sotto il Full HD. A passo 1.9 salgono a ~2.105 × 1.579; a passo 3.5 scendono a ~1.143 × 857. I valori reali si arrotondano al cabinet più vicino, perché la risoluzione cresce di un panel intero alla volta.
Che differenza c’è tra un passo P2.5 e un P2.6?
In pratica nessuna, per il tuo evento: sono nomi commerciali che differiscono di un decimo di millimetro e spostano la distanza minima di dieci centimetri. I “P” sono arrotondamenti (un P1.9 è spesso 1,953 mm, un P3.9 è 3,91 mm): ragiona per fasce — fine, media, larga — non sul terzo decimale.
Qual è la distanza minima per non vedere i pixel di un ledwall?
Come regola pratica, in metri è circa uguale al passo in mm: ~1,9 m per il passo 1.9, ~2,5 m per il 2.5, ~3,5 m per il 3.5. Misurala dal primo posto a sedere al primo pixel, non dal palco: lo schermo è spesso qualche metro dietro il relatore.
Meglio struttura autoportante o appesa a truss?
Dipende dalla sala, non dal contenuto: autoportante dove non ci sono punti di sospensione certificati (alberghi, centri congressi), truss su palchi e teatri attrezzati con rigger. Ricorda l’ingombro della struttura dietro (mezzo metro o più) e la verifica di portata del pavimento o dei punti di appensione.
Il ledwall va bene se lo inquadro con le telecamere?
Solo se ha un refresh alto (3.840 Hz o più, camera-grade oltre): a occhio nudo non cambia nulla, ma una camera con refresh basso riprende bande scure e sfarfallio sullo schermo. Appena il ledwall entra in un’inquadratura — streaming, registrazione, regia — l’alto refresh diventa un requisito, non un optional.
Il passo largo (3.5+) si vede sempre?
No: si vede solo se qualcuno guarda sotto la distanza minima. Per un ledwall di sfondo con pubblico lontano e contenuti ambient va benissimo; in una sala piccola con la prima fila vicina, no.
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