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Natural Elements: senza una farmacia, fino a 400 milioni di valore

22 min Articolo Marketing & CMO

Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2026 — di

Natural Elements: senza una farmacia, fino a 400 milioni di valore

Caso di studio

Questa non è una nostra case history. È un caso che studiamo perché insegna molto a chi fa marketing di integratori, ricostruito da fonti pubbliche: bilanci, stampa specializzata, siti dei marchi e ricerche su Amazon. Natural Elements e il gruppo Natsana non sono clienti di Primo Round.

Natural Elements è un marchio tedesco di integratori vegetali nato e cresciuto su Amazon e sui propri shop, senza la farmacia. A gennaio 2025 Bayer ne è diventata proprietaria al 100%: il bilancio dice 209 milioni per il 70% residuo e oltre 150 milioni di ricavi nel 2025. È il caso da manuale di come si costruisce un marchio di integratori fuori da farmacia ed erboristeria, e di cosa gli manca ancora.

In breve

  • Natural Elements è un marchio tedesco di integratori cresciuto su Amazon e sui propri shop, senza mai passare dalla farmacia.
  • Bayer ha comprato il 30% del gruppo Natsana nel 2022 e il resto a gennaio 2025, pagando 209 milioni di euro per il 70%. Il valore d’impresa, secondo il nostro calcolo, sta fra 390 e 400 milioni.
  • Avviamento e marchi valgono circa il 95% di quel valore: Bayer ha pagato la posizione conquistata online, non delle fabbriche.
  • Il gruppo gestisce quattro marchi con formule quasi identiche, prezzi e toni diversi, e li usa per occupare più spazio nello scaffale di Amazon.
  • In Italia vende con uno shop in italiano su un dominio che non porta il nome del marchio. I contenuti stanno dentro lo shop: per vendere bastano, per farsi scegliere come fonte dalle AI no.

Quanto vale Natural Elements?

Partiamo da una premessa che in Italia suona quasi come un’eresia. Per anni, nel nostro settore, si è dato per scontato che un integratore serio passi dal banco della farmacia e dal consiglio del farmacista. Il mercato si legge con i dati di vendita della farmacia, e quello che lì non compare semplicemente non esiste. Natural Elements è la prova che questa convinzione ha un prezzo, e quel prezzo ha anche una cifra precisa scritta in un bilancio.

Una precisazione sui nomi, prima dei numeri. Natural Elements è uno dei tre marchi principali di Natsana GmbH, insieme a Nature Love e Feel Natural. Il gruppo, che ha la sede operativa a Düsseldorf, gestisce anche un quarto marchio, gloryfeel. I numeri che seguono sono quindi del gruppo, e vengono quasi tutti dal bilancio Bayer 2025, nella nota 5.2 dedicata alle acquisizioni («Business combinations»).

Voce Valore Fonte
Prezzo pagato per il 70% residuo, closing 22 gennaio 2025 209 milioni di euro Bilancio Bayer 2025
Valore del 30% già posseduto (fair value) 90 milioni Bilancio Bayer 2025
Valore del 100% del capitale circa 300 milioni nostro calcolo: 209 + 90
Debiti finanziari presi in carico 103 milioni Bilancio Bayer 2025
Valore d’impresa circa 390-400 milioni nostro calcolo, al netto della poca cassa acquisita
Ricavi 2025 dalla data di consolidamento oltre 150 milioni, con utile positivo per Consumer Health Bilancio Bayer 2025

Due termini, per chi non passa le giornate sui bilanci. Il fair value è il valore di mercato che Bayer ha dovuto riconoscere alla quota del 30% che aveva già in tasca dal 2022: 90 milioni. Il valore d’impresa è quanto vale l’azienda intera per chi la compra, cioè il capitale più i debiti che si accolla. Per Natsana fa circa 300 milioni di capitale più 103 di debiti, e togliendo la poca cassa trovata in azienda si arriva fra 390 e 400 milioni.

Da cosa è fatto il prezzo

Quando un gruppo compra un’azienda, il bilancio deve spiegare che cosa ha comprato esattamente: macchinari, magazzino, marchi, e quella parte di valore che non si tocca con mano. Questa operazione si chiama allocazione del prezzo, e per Natsana è stata chiusa in via definitiva nel quarto trimestre 2025. In milioni di euro dice questo: avviamento 337, marchi 43, magazzino e altri attivi 58, meno debiti finanziari per 103 e altre passività per 36. Il risultato è un capitale di 299.

Grafico a cascata del prezzo di Natsana in milioni di euro: avviamento 337, marchi 43, magazzino e altri attivi 58, meno debiti finanziari 103 e altre passività 36, capitale 299. Avviamento e marchi valgono 380 milioni, circa il 95% del valore d'impresa.
Il prezzo di Natsana scomposto voce per voce: quasi tutto è avviamento e marchi, cioè posizione online e clienti.

L’avviamento è la parte del prezzo che non corrisponde a niente di fisico, quello che paghi in più perché l’azienda ha una posizione e dei clienti che da solo non avresti. Sommato ai marchi fa 380 milioni, circa il 95% del valore d’impresa. E Bayer lo motiva per iscritto con «la forte posizione di Natsana nel business online degli integratori».

Detto in parole povere, in fabbriche e immobili non c’è quasi niente. Bayer ha pagato la posizione su Amazon e la base clienti. Il multiplo implicito, cioè quante volte il prezzo contiene i ricavi di un anno, è di circa 2,5-2,7 volte (nostro calcolo). E quei ricavi, da soli, valgono più del 6,5% delle vendite Consumer Health di Bayer in Europa, Medio Oriente e Africa, che nel 2025 sono state 2.283 milioni. Un marchio che non hai mai visto in farmacia pesa quanto una fetta importante della divisione che in farmacia ci vive.

Come ci è arrivato?

La storia di Natsana non comincia con un grande progetto industriale. Comincia con alcuni fondatori che, ognuno per conto suo, vendono integratori su Amazon, e con una holding che a un certo punto li mette insieme.

Quando Cosa
Origini Robin Hempel fonda Natural Elements a Düsseldorf, con vendita su Amazon e sullo shop di proprietà. Frank Spiegel crea Nature Love e Feel Natural. Ad Amburgo nasce gloryfeel, fondata da Oliver Hanke.
Inizio 2020 La holding Domum, di Marcus Thielking, Florian Bell e Alexander Oeing, riunisce i marchi in Natsana. Fatturano già «a due cifre di milioni», e l’obiettivo dichiarato è moltiplicarlo in cinque anni.
Maggio 2022 Bayer entra con il 30% e la chiama «acquisizione strategica», per presidiare gli integratori venduti online e rafforzare il Self Care accanto a Berocca, Elevit, Redoxon e Supradyn.
2022 Ricavi 87 milioni, l’11% sotto piano, perdita netta di 19 milioni per la carenza di materie prime e di trasporto.
Agosto 2023 50 milioni di debito per crescere: nuovi prodotti e internazionalizzazione.
Giugno 2024 Nel frattempo Bayer annuncia la chiusura di Care/of, il marchio americano di vitamine personalizzate in vendita diretta in cui era entrata nel 2020 pagando circa 225 milioni di dollari per il 70%. Con la chiusura perdono il lavoro 143 persone.
Luglio 2024 Annuncio dell’acquisto totale e notifica all’antitrust austriaco per il 70% residuo.
Gennaio 2025 Closing al 100%. Lo stesso mese il responsabile e-commerce racconta 150 milioni di vendite sui soli marketplace, raddoppiate in pochi anni.
2025 Oltre 150 milioni di ricavi e utile positivo.

Vale la pena guardare la riga del 2022, perché è quella che le storie di successo di solito saltano. Il primo anno con Bayer dentro va male: ricavi sotto piano dell’11% e una perdita di 19 milioni, colpa della carenza di materie prime e dei trasporti. Bayer però non esce, e due anni e mezzo dopo compra tutto il resto. La nostra lettura è che a Leverkusen guardassero la posizione che il gruppo si era costruito dove la gente compra, più del conto economico di un anno storto.

Come si vendono integratori online senza farmacia: cosa ha fatto di diverso?

Chi fa marketing di integratori in Italia può copiare quasi tutto, perché Natsana non ha inventato niente di segreto. Ha fatto cinque scelte, tutte visibili da fuori, e le ha fatte con coerenza per anni.

Ha messo il negozio dove la gente cerca. Il gruppo vende su Amazon e sui propri shop, con i marketplace in forte crescita. Il ragionamento è semplice: il consumatore che vuole del magnesio o della vitamina D oggi scrive «magnesio» o «vitamina D» in una barra di ricerca, e molto spesso quella barra è di Amazon. Il prodotto ha già la sua casa, ed è lì, prima ancora del banco della farmacia.

Ha sostituito il consiglio con la recensione. In farmacia la fiducia te la dà il farmacista che ti guarda in faccia. Online non c’è nessuno che ti guarda in faccia, quindi la fiducia va costruita in un altro modo. Natsana l’ha fatto con lotti testati da laboratori indipendenti, una garanzia «soddisfatti o rimborsati» di 100 giorni, migliaia di recensioni per prodotto (oltre 1.000 sul solo magnesio) e oltre 7 milioni di clienti dichiarati sul sito tedesco. Sono tutte prove che il cliente può verificare da solo, senza che qualcuno gliele racconti.

Ha fatto pubblicità dentro il canale di vendita. Amazon oggi è anche un’enorme concessionaria pubblicitaria: si chiama retail media, cioè pubblicità comprata direttamente dentro il negozio online in cui avviene l’acquisto. Natsana la usa lungo tutto il funnel, dall’alto al basso. Il team e-commerce racconta di formati di notorietà su Prime Video, su Twitch e durante la Champions League, accanto agli annunci che portano all’acquisto sullo stesso marketplace. Il vantaggio è enorme e molto concreto: misuri l’effetto della pubblicità nello stesso posto in cui vendi, senza dover ricostruire il percorso del cliente tra cinque strumenti diversi.

Ha ordinato il catalogo per bisogno e per formato. Oltre 100 prodotti, quasi tutti fra 18 e 30 euro, divisi per bisogno (sonno, immunità, digestione, bellezza, perfino «gaming») e per formato (gommose, gocce, polveri, capsule). Il nome del principio attivo resta in evidenza perché serve a chi arriva sapendo già cosa cercare. Chi invece naviga senza un’idea precisa trova la strada per bisogno.

Ha lasciato il canale fisico per dopo. Solo quando la domanda online era costruita, Nature Love è entrata nelle catene di drugstore come dm, Rossmann e Bipa. Prima la marca, poi lo scaffale. In Italia siamo abituati a pensare l’esatto contrario: prima conquisti il canale, poi costruisci la marca.

E l’uscita, a guardarla oggi, era già scritta fin dall’inizio: più marchi messi insieme e un socio industriale di minoranza che li studia da vicino, finché non decide di comprare tutto. Cinque anni dalla nascita della holding alla vendita.

Perché quattro marchi con la stessa formula?

Questa è la domanda che chiunque si fa, appena mette in fila i prodotti. La risposta ha due parti, e conviene tenerle separate.

La prima riguarda l’origine. I marchi sono nati separati, da fondatori diversi, e il gruppo li ha messi insieme comprandoli. Oggi le società che li possiedono sono controllate al 100% da Bayer, come risulta dall’elenco ufficiale delle sue partecipate. Il portafoglio, insomma, è nato per caso.

La seconda parte è quella interessante. Tenerli separati, e intanto allinearne le formule, è una scelta voluta. Basta guardare la vitamina D3 + K2 in gocce, uno dei prodotti più venduti della categoria.

Vitamina D3 + K2 in gocce su Amazon.de (ottobre 2026)

Marchio Prezzo Formula Tono Dove vende
Natural Elements 24,99 € 50 ml, 1.700 gocce; a goccia 1.000 UI di D3 e 20 µg di K2 (K2VITAL di Kappa) «Elementar», giovane e sportivo Amazon, shop proprio
Nature Love 24,99 € Stessa formula «With looove», caldo, molto rivolto alle donne Amazon, shop proprio, drugstore
gloryfeel 23,99 € Stessa formula Dà del «Lei», test di stabilità, «Made in Germany» Amazon, shop proprio, farmacia online
Feel Natural 19,99 € (14,99 € la versione base, senza K2VITAL) Stessa formula «Qualità a un prezzo giusto» Solo Amazon

Stessa boccetta da 50 ml con 1.700 gocce, stessa dose per goccia. Cambiano il prezzo e il tono con cui il marchio ti parla, e i canali di vendita li vedi nell’ultima colonna. Sul magnesio i prodotti sono equivalenti più che identici, ma la logica è la stessa: 400 mg in due capsule, confezioni da 180 capsule, quattro o cinque forme di magnesio, da 12,95 euro per Feel Natural a 29,99 euro per Natural Elements su Amazon.de. Natural Elements e Nature Love, poi, hanno almeno otto prodotti con lo stesso nome e lo stesso prezzo nei propri shop.

A che cosa serve, lo si capisce guardando quanto spazio il gruppo occupa nelle ricerche.

Quanto scaffale occupano: prime 48 posizioni della ricerca (ottobre 2026)

Ricerca Posizioni del gruppo In cima Marchi presenti
«vitamin d3 k2 tropfen», Amazon.de 10 su 48 4 dei primi 6 Tutti e quattro
«magnesium kapseln», Amazon.de 9 su 48 4 dei primi 10 Natural Elements, Feel Natural, Nature Love
«magnesium komplex kapseln», Amazon.de 8 su 48 i primi 2 Natural Elements, Nature Love, Feel Natural
«vitamina d3 k2 gocce», Amazon.it 8 su 48 3 dei primi 10 Natural Elements, gloryfeel

Una cautela, prima di trarre conclusioni. Amazon personalizza i risultati per chi cerca, una parte delle posizioni è pubblicità e lo stesso prodotto può comparire due volte. Questa tabella va letta come una fotografia scattata in un giorno di ottobre, non come una classifica stabile.

La logica però si vede benissimo. Ogni marchio presidia una fascia di prezzo e un tono. Feel Natural è il marchio economico e vive solo su Amazon. Natural Elements e Nature Love stanno nella fascia media, con due personalità diverse: uno parla allo sportivo, l’altro soprattutto alle donne. gloryfeel fa la parte del marchio «scientifico», ti dà del Lei e arriva anche in farmacia online. Il risultato è che chi cerca D3 + K2 su Amazon.de trova il gruppo in 10 delle prime 48 posizioni, e quattro dei primi sei risultati sono suoi. Noi la chiamiamo la flotta con quattro bandiere: da lontano sembrano navi diverse, ma rispondono tutte allo stesso capitano. Quella che da fuori sembra dispersione è concorrenza interna usata per togliere spazio alla concorrenza esterna. La segmentazione si vede soprattutto nel prezzo e nel tono, e in parte nei prodotti, come il magnesio «per le donne» di Nature Love. Se poi dietro ogni marchio ci siano pubblici e dati davvero diversi, dall’esterno non si può dire, e non lo diremo.

La flotta ha anche un costo, e va detto per onestà. Nella ricerca sulla D3 + K2 il gruppo occupava 4 dei 12 spazi sponsorizzati. Se le offerte dei quattro marchi non sono coordinate, sulla stessa parola chiave i marchi del gruppo si mettono all’asta uno contro l’altro e si alzano da soli il prezzo di ogni clic.

Come è arrivato in Italia?

Senza filiale, senza agenti e senza farmacia. Natural Elements vende su Amazon.it e con uno shop in italiano, my-ne.it. È un dominio che non contiene il nome del marchio, con spedizione gratuita in Italia sopra i 75 euro e «oltre 5 milioni di clienti» dichiarati. Il dominio naturalelements.it, invece, rimanda allo shop tedesco. In Spagna il gruppo ha fatto la stessa cosa, con my-ne.es. Il fatturato italiano non è pubblico, quindi non ci avventuriamo in stime.

Il modello ha un pregio evidente: il costo fisso per provare un mercato nuovo è vicino a zero. Non apri un ufficio e non assumi una rete vendita. Il punto d’incontro con il consumatore è la ricerca su Amazon, che arriva prima della farmacia, e la spinta pubblicitaria viene da un’organizzazione già costruita per la Germania. Se il mercato risponde, investi. Se non risponde, hai perso poco.

Lo stesso modello ha anche un limite, e qui entriamo nel nostro mestiere. In italiano qualche pagina informativa c’è, per esempio sulla vitamina D. Sta però dentro lo shop, su un dominio che non porta il nome del marchio, e senza autori dichiarati. Per vendere basta. Per farsi scegliere come fonte da Google e dagli assistenti AI, e per raccogliere un contatto, serve altro: un sito di contenuto, scritto nella lingua di chi cerca, che risponda alle domande prima di proporre un prodotto. C’è poi il tema dei domini. Un dominio diverso per ogni Paese divide l’autorità invece di sommarla, perché ogni sito deve conquistarsi da zero la fiducia di Google e delle AI. È il «sito per lingua» di cui parliamo nell’articolo sui siti verticali, applicato a uno shop.

Perché Natsana sì e Care/of no?

Bayer, in questa storia, ha giocato due partite nella stessa categoria. Una l’ha vinta, l’altra l’ha persa, e il confronto spiega più di qualsiasi teoria.

Natsana (Natural Elements) Care/of
Nasce Inizio 2020 come gruppo, Germania 2016, Stati Uniti
Modello Catalogo a scaffale su Amazon e shop proprio, acquisto singolo Bustine di vitamine personalizzate dopo un questionario, soprattutto dal proprio sito, in abbonamento
Dove trova i clienti Dove cercano già: la ricerca su Amazon Li deve portare sul proprio sito con la pubblicità
Ingresso di Bayer 30% nel 2022, 100% nel 2025 70% nel 2020, per circa 225 milioni di dollari
Esito Oltre 150 milioni di ricavi nel 2025, in utile Ricavi in calo, chiusura annunciata a giugno 2024

Care/of era il modello che nel 2020 piaceva a tutti nelle presentazioni: vendita diretta al consumatore, quella che in gergo si chiama D2C (direct to consumer), con un questionario iniziale che porta a bustine personalizzate in abbonamento. Sulla carta è perfetto, perché il cliente è tuo e il ricavo si ripete ogni mese. Nella pratica ogni cliente devi andarlo a prendere con la pubblicità e portarlo sul tuo sito, e quando la pubblicità costa sempre di più il conto non torna.

Natsana ha fatto la scelta meno elegante e più redditizia. Si è fatta trovare dove il cliente stava già cercando, cioè su Amazon, e ha lasciato che fosse il marketplace a portarle il traffico. La differenza principale fra le due storie sta tutta qui, in una domanda che conviene farsi prima di qualsiasi progetto: il mio cliente lo devo portare io, oppure è già da qualche parte e devo solo farmi trovare lì?

Quattro magazine di marca o un sito per esigenza?

Fin qui abbiamo raccontato cosa ha funzionato. Adesso guardiamo cosa si potrebbe fare meglio, perché gli stessi limiti rischi di averli anche tu.

Oggi ogni marchio con uno shop ha il proprio magazine dentro lo shop, sullo stesso dominio. Quello di Natural Elements si chiama «Magazin & Wissen» e ha categorie ricalcate sui bisogni del catalogo, rimandi continui allo shop e nessun autore indicato. È un catalogo travestito da rivista. Per Google e per le AI vale quanto un dépliant, perché chi lo legge capisce subito che ogni articolo esiste per portarlo a un prodotto. C’è anche un secondo problema. I tre shop ordinano il catalogo per bisogni quasi uguali (immunità, ossa e articolazioni, bellezza, digestione, sport ed energia, sonno e stress), quindi tre redazioni scrivono sugli stessi temi e su Google rischiano di farsi concorrenza fra loro, come già succede con la pubblicità su Amazon.

Il magazine dentro lo shop, va detto, è la scorciatoia che piace a tutti. Piace anche a noi agenzie, ammettiamolo, perché è il progetto più facile da vendere in riunione: costa poco, si vede subito e nessuno deve cambiare organizzazione. Il guaio è che risolve il problema sbagliato.

Il nodo vero è dove si vende. Una parte importante delle vendite di Natsana passa dai marketplace, 150 milioni dichiarati a inizio 2025. E su Amazon il cliente resta di Amazon: i suoi dati, dall’email allo storico degli acquisti, al marchio non arrivano. Un magazine dentro lo shop aiuta a convertire chi arriva sullo shop, ma non tocca chi compra su Amazon. Un sito di contenuto che raccoglie contatti, invece, costruisce l’unica cosa che Amazon non ti dà: una relazione diretta con chi compra.

Per raccogliere contatti rende di più un sito di contenuto staccato dagli shop e costruito per esigenza, non per marchio. Un solo dominio per esigenza accumula autorità, invece di dividerla fra tre magazine che dicono le stesse cose (come si collegano fra loro i siti di una rete lo abbiamo spiegato parlando di architettura dei siti per i motori AI). Una sola lista email serve tutti i marchi del gruppo. E attraverso le email puoi misurare l’effetto sulle vendite Amazon con i link di attribuzione, cioè i link tracciati che Amazon mette a disposizione dei marchi per sapere quante vendite arrivano da una fonte esterna. Il magazine di uno shop questo non lo permette.

Se fossimo il responsabile marketing di Natsana

Giochiamo a fare il responsabile marketing del gruppo per qualche paragrafo. La prima cosa che faremmo è dividere il lavoro fra sito di contenuto, email e shop, invece di chiedere a uno solo dei tre di fare tutto.

  1. Un sito di contenuto per esigenza, per acquisire contatti. Partiremmo dall’esigenza in cui il gruppo è già forte, vitamine e minerali (vitamina D, magnesio), con un solo dominio in più lingue: tedesco e italiano dal primo giorno, visto che in Italia il marchio vende già. Ci metteremmo autori esperti dichiarati, guide, e un questionario sulle abitudini («quanto sole prendi d’inverno», «come dormi») che restituisce un percorso di lettura, senza diagnosi, senza prodotti e senza salvare le risposte. Il sito dice apertamente che è un progetto del gruppo e raccoglie email in cambio di guide. Sonno o intestino diventerebbero un secondo sito solo dopo che il primo ha dimostrato di funzionare.
  2. Il marchio arriva nell’email, non sul sito. Chi si iscrive riceve contenuti e, quando ha senso, i prodotti del marchio adatto al suo profilo, con i link di attribuzione verso Amazon e verso lo shop. Chi guarda il prezzo riceve Feel Natural, chi fa sport riceve Natural Elements. Nell’email la comunicazione è commerciale e dichiarata, con le sue regole, e non mette mai a confronto due marchi con la stessa formula.
  3. I magazine dei marchi ridotti al prodotto. Negli shop resterebbero i contenuti che aiutano a comprare, come l’uso corretto e la scelta della forma giusta. Gli articoli informativi generici passerebbero al sito per esigenza con un reindirizzamento, ma solo dopo che il sito ha dimostrato di funzionare.
  4. Misurare prima di spostare. Una sola esigenza per sei mesi, e poi i conti. Guarderemmo i contatti raccolti ogni mese, il costo per contatto confrontato con quello di un cliente acquisito con la pubblicità su Amazon, la quota di contatti che compra entro 90 giorni, le posizioni su Google per le ricerche informative e le citazioni nelle risposte delle AI.
  5. Coordinare la pubblicità su Amazon. Un solo gruppo di lavoro deciderebbe le offerte di tutti i marchi sulle stesse ricerche, per occupare lo scaffale senza pagarsi i clic a vicenda.

Il rischio principale di questo piano è la trasparenza, e non vogliamo nasconderlo. Un sito del gruppo rende visibile a tutti che i marchi hanno lo stesso proprietario. Per questo il sito non mostra prodotti e non confronta marchi, e l’indirizzamento verso un marchio avviene solo nell’email. Le regole europee sulle indicazioni salutistiche valgono comunque, perché resta la comunicazione di un’azienda che vende integratori, e nessuna architettura ti esonera.

C’è poi una ragione legata ai dati, che chi fa pubblicità su Meta conosce bene. Meta classifica i siti in base agli argomenti trattati e ai prodotti venduti, e fra le informazioni che vieta di condividere elenca gli integratori per specifiche patologie. Sui siti che finiscono nella categoria con restrizioni può limitare proprio gli eventi di acquisto, cioè i segnali su cui si costruisce il remarketing degli shop. Un sito di contenuto separato, senza prodotti e progettato fin dall’inizio per non trattare dati sanitari, è il posto da cui i pubblici partono più puliti.

Cosa insegna a chi produce per la farmacia?

Bayer oggi presidia gli integratori su due fronti contemporaneamente. In farmacia con i marchi storici, da Berocca a Supradyn. Online con Natsana. Ha chiuso il marchio in vendita diretta che non funzionava e ha comprato quello che funzionava già. Non ha cercato di trasformare un marchio da farmacia in un marchio da Amazon: ha comprato chi su Amazon era già forte.

Chi legge il mercato solo con i dati di vendita della farmacia non vede la quota che passa da Amazon. E non la vede per una ragione banale: quei dati non la contengono. Il rischio è svegliarsi un giorno con la categoria che cresce e la propria quota che scende, senza capire chi te la sta mangiando. I nuovi concorrenti, insomma, non stanno nel panel farmacia, e non è detto che ci entrino.

Se produci per il canale farmacia ed erboristeria, queste sono le tre domande che ti suggeriamo di farti, possibilmente prima della prossima riunione di budget:

  1. Quanta parte della mia categoria passa già da Amazon senza che i miei dati la vedano?
  2. Chi in azienda è responsabile del canale marketplace, con budget e obiettivi propri?
  3. I miei contenuti orientano la scelta e mi lasciano il contatto, o lasciano il lettore a metà strada, su Amazon?

Se alla seconda domanda la risposta è «un po’ tutti», la risposta vera è «nessuno». Il ragionamento completo su come si progettano i siti di contenuto in questo settore lo trovi nell’articolo «Portale unico o siti verticali?».

Come abbiamo controllato i numeri

  • Bilancio Bayer 2025, nota 5.2: prezzo definitivo, fair value del 30%, allocazione del prezzo, ricavi dalla data di consolidamento, motivazione dell’avviamento. Bilancio Bayer 2024, nota 35: data di closing.
  • Elenco delle partecipate Bayer 2025: controllo al 100% delle società dei marchi.
  • Calcoli nostri, sempre dichiarati: valore del 100%, valore d’impresa, quota di avviamento e marchi, multiplo, peso sulle vendite Consumer Health EMEA.
  • Stampa specializzata per la cronologia (apotheke adhoc, FYB, MOVESELL, NutraIngredients) e la notifica all’antitrust austriaco.
  • Shop e siti dei marchi per prezzi, formule, numero di clienti dichiarati e shop italiano.
  • Ricerche su Amazon fatte a ottobre 2026 con gli strumenti pubblici: personalizzate, con una parte di pubblicità, da leggere come fotografia.
  • Il testo è stato ricontrollato da una verifica indipendente prima della pubblicazione, che ha portato a correggere alcune affermazioni (sede del gruppo, dati su Care/of, autorità antitrust, valore d’impresa).
  • Abbiamo tolto i risultati economici delle singole società del gruppo: non abbiamo trovato una fonte pubblica che li confermi.

Primo Round

Quanto della tua categoria passa da Amazon senza che tu lo veda?

Dicci in che categoria lavori: ti mostriamo quanto scaffale occupano online i tuoi concorrenti e dove un sito per esigenza ti darebbe i contatti che Amazon si tiene. Anche se la risposta è che non ti serve.

Parliamone →

Domande frequenti

Quanto ha pagato Bayer per Natural Elements?

Bayer ha pagato circa 209 milioni di euro per il 70% residuo del gruppo Natsana, con closing il 22 gennaio 2025, dopo aver comprato il primo 30% nel 2022. Se sommi il valore del 30% già posseduto e i debiti presi in carico, il valore d’impresa sta fra 390 e 400 milioni (nostro calcolo).

Natural Elements si trova in farmacia in Italia?

Nel canale farmacia non l’abbiamo trovato. In Italia vende su Amazon.it e con uno shop in italiano su un dominio separato, my-ne.it, che non porta il nome del marchio.

Perché il gruppo ha quattro marchi con formule quasi uguali?

I marchi sono nati da fondatori diversi e il gruppo li ha riuniti comprandoli. Tenerli separati, con prezzi e toni diversi, permette al gruppo di occupare più posizioni nella stessa ricerca su Amazon. Il costo è che i marchi possono farsi concorrenza sulla pubblicità, alzando il prezzo dei clic.

Che differenza c’è fra Natsana e Care/of?

Bayer le ha comprate entrambe, con esiti opposti. Natsana si fa trovare dove il cliente cerca già, su Amazon, e nel 2025 ha superato i 150 milioni di ricavi in utile. Care/of doveva portare i clienti sul proprio sito con la pubblicità, e nel 2024 Bayer ne ha annunciato la chiusura.

Fonti